cara sally,
torno a scriverti in un giorno di inaspettata libertà pomeridiana.
quando fai un lavoro come il mio, precario, in nero, sostanzialmente 'finto'... è un attimo che ti dicano "oggi niente, ma giovedì sì" (lezione di pianoforte del bimbo saltata).
è un periodo abbastanza felice, se escludiamo la solita insoddisfazione legata ad un lavoro 'vero' difficile da trovare con conseguente mancanza di soldi. per fortuna mi sono trovato un fidanzato nella stessa situazione, no?
ma non ti scrivo per lamentarmi, non mi piace... sto ascoltando l'ultimo disco dei decemberists, uscito oggi, il doppio live we all raise our voices to the air, e penso a quanto avrei voluto parlarne di più qua sul blog, ma soprattutto mi parte una riflessione: un disco live di solito non contiene inediti, ma non è altro che un 'riciclo', un rifacimento di cose già ascoltate, già provate, parole già dette e canzoni imparate a memoria. ma è anche altro... rifare qualcosa secondo me rappresenta una riscoperta, in tutto. in questo caso le canzoni, in altri casi rivedere un film, o rileggere un libro, o rivedere qualcuno che non vedevi da tanto tempo. per quanto 'familiare', la sensazione somiglia parecchio a quella che circonda la novità: gli stessi dubbi, le stesse aspettative, le stesse conclusioni. e quindi alla fine cosa sono le nostre esperienze? un cerchio continuo in cui il numero delle persone, per quanto esse varino, resta sostanzialmente lo stesso... la "capienza" delle nostre vite è limitata (in un'accezione positiva): se entra qualcuno di nuovo, qualcuno di vecchio prima o poi è destinato a uscire. non tengo il conto, non parlo per assoluto, però questa è un po' la mia visione.

così, tanto per scrivere...
alla prossima alzata di voci!
p